Storia dello Spritz significa parlare di un rito italiano che oggi è globale. Solo che, quando lavori dietro un banco, il rito non basta.
E qui entra in gioco il concetto di Twist on Classic.
La vera storia dello Spritz, origini e identità
Lo Spritz nasce da un gesto semplice e, proprio per questo, potentissimo: diluire. Durante il dominio austriaco in Veneto,
soldati e funzionari asburgici trovavano i vini locali troppo “carichi” rispetto alle abitudini di casa e iniziarono ad allungarli
con acqua frizzante. Il nome stesso richiama quell’azione, spritzen significa spruzzare.
È qui che si capisce una cosa: lo Spritz non è nato come cocktail da ricetta, è nato come abitudine sociale.
Un rito da banco, da chiacchiera e da tramonto, con una struttura che ha attraversato decenni senza perdere il suo senso,
freschezza, bevibilità, convivialità.

Select, Aperol e l’evoluzione dello Spritz moderno
Se le origini raccontano la diluizione, l’evoluzione racconta l’identità aromatica.
Nel Novecento, Venezia diventa un laboratorio naturale dell’aperitivo e nel 1920 nasce Select, un amaro legato alla città.
È uno dei passaggi che la tradizione veneziana considera centrali per il carattere dello Spritz lagunare.
Poco prima, nel 1919, viene creato Aperol dai fratelli Barbieri. Nel tempo, il profilo più morbido e accessibile di questo aperitivo diventa uno dei motori della diffusione dello Spritz, soprattutto quando la cultura dell’aperitivo italiano inizia a viaggiare davvero, e quando la domanda globale si sposta verso drink freschi, leggeri e immediati.
Nota culturale: alcune narrazioni popolari legano lo Spritz anche a figure letterarie e a luoghi simbolo dell’aperitivo veneziano, come il Caffè Florian, che racconta lo Spritz come rituale cittadino.
Ricetta originale Spritz, dosi IBA e metodo
Quando parliamo di ricetta originale Spritz, la cosa più utile, per chi lavora, è avere un riferimento stabile.
L’International Bartenders Association (IBA) pubblica la ricetta dello Spritz con dosi chiare, e una nota importante, esistono versioni che sostituiscono il bitter con alternative come Campari, Cynar o Select.
Spritz secondo IBA
- 90 ml Prosecco
- 60 ml Aperol
- Splash di soda water
- Metodo build nel calice pieno di ghiaccio, mescola delicatamente
- Garnish, fetta d’arancia
Fonte ricetta: IBA
Un dettaglio che sembra secondario, ma non lo è: lo Spritz vive di carbonatazione e temperatura.
Se il ghiaccio è scarso, se il calice è caldo, se mescoli in modo aggressivo, perdi la parte “frizzante” e ti resta un drink piatto, con un amaro che sporge e una bevibilità che cala.
Twist on Classic, 3 idee pratiche senza snaturare il drink
Twist on Classic non significa complicare, significa capire cosa rende un classico riconoscibile e poi muovere una leva alla volta.
Con lo Spritz è ancora più vero, perché l’equilibrio è delicato e l’errore, quando succede, si sente subito.
1) Twist “Veneziano” più secco
Se lavori con un pubblico che chiede meno dolcezza, puoi orientare il profilo verso un amaro più asciutto e usare una guarnizione più coerente con un registro salino e mediterraneo. L’idea non è stupire, è rendere il drink più adulto, senza perdere freschezza.
2) Twist “Bitter forward” per palati amari
In alcuni locali, soprattutto quando la clientela è già educata all’amaro, lo Spritz può diventare un ponte verso un gusto più deciso.
Qui la regola è una sola: non aumentare l’amaro senza compensare con ghiaccio, temperatura e soda, altrimenti il drink diventa rigido.
3) Twist “low alcol” che resta credibile
Il trend della bevibilità, in molti contesti, spinge verso soluzioni più leggere. Il rischio è fare un drink annacquato.
Il trucco professionale è lavorare su aromi e struttura, non su “meno ingredienti”. Anche un low alcol deve avere direzione, profumo e una sensazione finale pulita.
Gli errori che rovinano uno Spritz anche se “sembra giusto”
Ci sono errori che non fanno scena, ma fanno danno. Lo Spritz è famoso proprio perché “sembra facile”.
Però, quando devi servirne decine in poco tempo, la qualità scende se non hai metodo.
- Ghiaccio poco o di bassa qualità, il drink si scalda e perde vivacità.
- Calice caldo, soprattutto in servizio serale, porta a uno Spritz piatto dopo pochi minuti.
- Mescolare troppo, la carbonatazione cala e il drink diventa stanco.
- Dosi “a occhio”, lo Spritz cambia da turno a turno e il cliente perde fiducia.
Lo Spritz è un classico che perdona poco: quando diventa incoerente, smette di essere un rito e diventa un prodotto qualunque.
E un prodotto qualunque è sempre più difficile da vendere bene.

Ad Horeca, imparare davvero i twist e la logica professionale
Conoscere la storia dello Spritz e la ricetta originale è l’inizio. La differenza, nel lavoro vero, la fa la capacità di replicare qualità e creare twist con logica, non per sostituzione casuale.
In Ad Horeca formiamo bartender e mixologist con un percorso pensato per portarti dal controllo dei fondamentali alla costruzione di drink contemporanei, inclusi i Twist on Classic. Il punto non è imparare “mille ricette”.
Il punto è capire struttura, bilanciamento, ritmo di servizio e metodo, così uno Spritz non è un gesto automatico, ma un drink che sai governare.
Se vuoi fare un salto di livello, scopri i nostri percorsi dedicati alla miscelazione e al lavoro in aula.
Tip pratico: quando progetti un twist, definisci prima la tua direzione, più secco, più amaro, più floreale, più leggero, poi modifica una sola variabile, testa, misura, scrivi la ricetta e standardizza.
Conclusioni
La storia dello Spritz spiega perché questo drink continua a funzionare, è semplice, sociale, riconoscibile.
La ricetta originale IBA ti dà un riferimento stabile, mentre il Twist on Classic ti permette di trasformare un classico in una firma, senza tradirne l’identità.
Se lavori nel mondo Horeca, lo Spritz è un banco di prova perfetto: sembra facile, ma quando lo fai bene, sempre, e quando riesci a costruire variazioni sensate, dimostri davvero di avere mano e metodo.