C’è un filo rosso che lega studio, creatività e formazione: in Gamondi questo filo prende il gusto del vino che incontra i liquori, e diventa linguaggio. Con Igor Tuliach, Global Ambassador del brand, entriamo nel cuore di una visione che fa della semplicità un atto di intelligenza: ricette leggibili, emozioni memorabili, ispirazioni concrete per i banconi di tutti i giorni.
Dalla sinergia tra fiori di sambuco e moscato del White Elderflower ai contrasti luminosi del Pink Citrus, fino all’anima mediterranea dell’Orange: l’occasione è il suo recente passaggio in Ad Horeca, dove il confronto con i nostri professionisti ha messo in luce un livello di ricerca davvero alto. Qui sotto, la conversazione: idee, metodo e una bussola chiara per chi vuole crescere senza sentirsi mai “arrivato”.
- Ciao Igor raccontaci di te: che ruolo hai in azienda?
Al momento in azienda ricopro il ruolo di Global Ambassador, per cui mi occupo della promozione della linea Gamondi sia per i nostri partner italiani che per quelli stranieri, facendo anche formazione ai brand ambassador esteri. - Quali sono le caratteristiche dei prodotti Gamondi che secondo te ispirano maggiormente la creatività dei bartender?
Credo che i nostri prodotti – soprattutto per la sinergia tra liquori e vino che abbiamo dato a diverse referenze – possano stimolare la creatività dei bartenders. Il White Elderflower che unisce i fiori di sambuco al moscato, oppure il Pink Citrus con il bilanciamento tra vino cortese, passion fruit e pompelmo giallo, ma anche l’aperitivo Orange Mediterranean, dove il vino si sposa perfettamente con le bucce di arancia e la genziana. - Qual è il consiglio più importante che daresti a chi vuole emergere nel mondo della mixology?
Di sicuro quello di studiare e formarsi sia attraverso corsi e masterclass, ma anche leggendo libri contemporanei e dei grandi barman del passato. Siate curiosi sempre e non sentitevi mai “arrivati”. - Nel tuo lavoro di ambassador, quanto conta la componente emozionale nella creazione di un cocktail? Credi che un drink debba raccontare qualcosa?
Quando creo un drink cerco sempre di suscitare un’emozione che possa essere di sorpresa, magari andando a creare abbinamenti inusuali o servendomi di sapori non comuni; lavorando per Gamondi ora cerco sempre di creare drink di facile beva, per dare spunti o per fare in modo che qualche locale li adotti e li replichi, ma anche nella semplicità si può sempre trovare una parte emozionale, come nella belle époque, dove il sambuco trova un perfetto equilibrio con il vermouth bianco, l’amaro e la salamoia di olive verdi, portando un gusto che ricorda epoche passate con banconi foderati di velluto, coppette di cristallo e barman in giacche bianche immacolate. - Recentemente sei stato ospite qui in Ad Horeca, una realtà formativa di riferimento per il settore Ho.Re.Ca. nel Sud Italia. Quanto è importante, secondo te, investire in formazione di qualità per costruire bartender consapevoli, non solo tecnicamente preparati?
La formazione ma anche il supporto da parte delle aziende alle scuole di formazione è essenziale sia per far crescere una generazione di professionisti sempre più preparati – e che effettivamente conoscono i prodotti che poi andranno a lavorare nei locali -, sia per avere un sempre maggior rapporto proprio tra le aziende e i bartenders, in modo da creare sinergie e amicizie. Tra l’altro l’ultima volta in cui sono stato da voi per il Gamondi Clubbing ho riscontrato un livello medio delle ricette veramente alto. - Secondo te, quale sarà il prossimo trend nella mixology italiana? E come Gamondi può interpretarlo?
Credo che il trend della mixology da un lato andrà sempre più verso una miscelazione a bassa gradazione alcolica e di facile beva, ma anche verso spiriti più impegnativi come whisky e mezcal. Noi con la linea Gamondi siamo perfettamente in target per offrire prodotti di qualità per un uso quotidiano, e per la creazione di cocktail da poter bere tutti i giorni sfruttando le peculiarità dei nostri prodotti, come per esempio la presenza di vino (come il moscato) nel White Elderflower per dare delle note particolari senza dover complicarsi la vita. Quest’anno avremo anche in uscita una referenza super premium nel settore dei whisky… ma per i dettagli vi devo rimandare alla presentazione che faremo più avanti. - Quanto conta per un brand come Gamondi essere presente in ambienti formativi come Ad Horeca?
Essere in ambienti formativi è importantissimo, tanto che oltre che in scuole di formazione come Ad Horca, io spesso sono presente come formatore in diversi istituti alberghieri, non solo come Ambassador Gamondi, ma anche come semplice bartender che calca banconi da oltre 30 anni, per raccontare il mio percorso e magari poter essere di aiuto alle nuove generazioni che decidono di intraprendere questa professione.

Se questa intervista lascia un messaggio, è che la competenza si costruisce: con corsi, letture, curiosità quotidiana e uno sguardo capace di trovare l’emozione anche nei drink “di facile beva”. Gamondi intercetta i trend della miscelazione italiana, bassa gradazione e qualità quotidiana, senza rinunciare a orizzonti più maturi (spoiler: una referenza super premium nel whisky è in arrivo).
Noi continueremo a fare la nostra parte sul fronte della formazione, perché il ponte tra aziende e bartender passa dalle aule e arriva ai banconi. Se qualcosa vi ha colpito, sperimentatelo, raccontatecelo e taggate Ad Horeca: la cultura del bere cresce quando le idee diventano pratica. Ci vediamo al bancone.